Abbazia di Montichiari - il portale della vita della parrocchia di Santa Maria Assunta
 

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Dal XIV al XVII secolo
 

Dal XIV al XVII secolo

 

Nella seconda metà del 1300 la Terra di Montechiaro si trovò invischiata in una difficile situazione sociale ed economica per le continue guerre e le conseguenti carestie ed epidemie, tanto che la Comunità si rivolse a Venezia, chiedendo – rispetto al pagamento delle tasse ed imposte – una condizione di particolare favore, come era stato concesso ad altre comunità territoriali.
Pur in questa situazione di precarietà, il forte sentimento religioso portò i monteclarensi ad avviare la costruzione di una nuova chiesa che fosse sufficientemente ampia per accogliere tutti i fedeli; fosse collocata in un luogo di più facile accesso per tutti coloro che provenivano sia dal centro urbano come dalla campagna; fosse dotata di diversi altari per la celebrazione delle numerose Messe di suffragio, così da consentire l’espletamento delle funzioni liturgiche ad un maggior numero di sacerdoti abilitati.
La Vicinia, ossia l’assemblea dei capi-famiglia, ne decise la costruzione nella parte nord del paese, di fronte alla chiesa di San Pietro, nella zona di maggior espansione del paese, dove esisteva una vasta area edificabile. Prese il nome di Santa Maria Nova per distinguerla dalla chiesetta di Santa Maria Antiqua, posta in Castello, ossia nel Borgo murato, nei pressi dell’Hospitale (Ospizio) comunale.
Inizialmente concepita come chiesa sussidiaria, grazie alla sua posizione - vicina alle strade di comunicazione con Brescia, Mantova, Lonato, Carpenedolo ed Asola - la nuova chiesa esercitò un ruolo fondamentale nell’assetto urbanistico del paese e nella definizione della grande piazza dove si svolgeva il mercato settimanale, crocevia delle principali attività economiche del paese.
In breve divenne la chiesa più frequentata, per le sue dimensioni e per la facile accessibilità: acquisì un’importanza sempre maggiore, sostituendo di fatto la Pieve nelle normali funzioni parrocchiali. Essa segnò quindi il passaggio dalla precedente organizzazione plebana (con la Pieve al centro di un gruppo di chiese “dipendenti”) alla nuova organizzazione per Vicarie (un gruppo di chiese “alla pari”) sotto la guida di un Vicario. La Pieve di San Pancrazio perse quindi la sua preminenza rispetto alle altre chiese del territorio, ma conservò, come chiesa madre di origine, sia il titolo di Pieve che quello di chiesa patronale. Santa Maria Nova la sostituì nel ruolo di chiesa parrocchiale ed il suo parroco mantenne il titolo di Arciprete e di Plebano di San Pancrazio.
Santa Maria Nova, iniziata nei primi anni del 1400, era a tre navate, orientate da sera verso mattina (come il Duomo attuale, anche se probabilmente aveva una diversa angolazione rispetto agli assi cardinali); oltre all’altare maggiore, sorsero gradualmente cinque altari a ridosso delle pareti laterali: l’ornato del Presbiterio fu affidato a Girolamo Romanino, che vi dipinse la pala dell’Assunzione, mentre l’altare maggiore fu donato dall’Arciprete e commissionato ai Corbarelli; accanto al presbiterio si trovava l’altare del SS. Sacramento, con il dipinto dell’”Ultima cena” del Romanino (ora nel Duomo attuale); di fronte vi era l’altare della Madonna del Rosario; a metà Chiesa vi erano l’altare di Sant’Antonio e quello delle Relique, adornato da un bellissimo altare marmoreo opera dei fratelli Carra (pure nel Duomo attuale); l’ultimo altare, sul lato nord, accanto alla porta d’entrata, era quello di San Giuseppe, di fronte al quale vi era il Battistero. All’esterno, sul lato nord e davanti all’entrata della chiesa, era collocato il cimitero.
Durante la costruzione della chiesa, nel 1418, passò da Montechiaro papa Martino V, in viaggio da Brescia a Mantova, il quale concesse l’Indulgenza a quanti avrebbero collaborato alla sua costruzione. Santa Maria Nova fu consacrata dal vescovo di Cremona Angelo Ferrari il 29 novembre 1541 e svolse le funzioni di chiesa parrocchiale fino alla prima metà del 1700, quando venne demolita per fare posto all’attuale Duomo di Santa Maria Assunta.
Il fervore religioso dei monteclarensi non si fermò però solo alla chiesa di Santa Maria Nova: infatti il pauroso ritorno della peste nel 1511-12 indusse la Comunità, per esserne risparmiata, a far voto di una chiesa dedicata a san Rocco. Ottenuto dal Vescovo il permesso di costruzione, il 12 maggio del 1512, nella festività di san Pancrazio, gli abitanti di Montichiari si portarono in processione nel luogo ad essa destinato, sotto la Rocca, alla confluenza tra la strada mantovana e quella per Asola, e collocarono nelle fondamenta della nuova chiesa la prima pietra, benedetta dal Vescovo Antonio Magnani. La Chiesa di San Rocco era di patronato del Comune; per tutto il ‘500 vi si celebrò la Messa solo quattro o cinque volte all’anno, salvo che nel caso delle ricorrenti pestilenze, come ad esempio quella del 1576. In essa si radunò per molti anni la Vicinia, per discutere e decidere nell’interesse della Comunità, fino a quando nel 1634 il Vescovo Giustiniani vietò l’uso della chiesa a scopo profano.
Altre chiese sorsero nel 1500, come la chiesa di San Lorenzo ai Novagli o di San Rocco a Bredazzane, piccole chiesette edificate all’inizio del ‘500 per facilitare la pratica religiosa agli abitanti di quelle località, particolarmente distanti dal centro urbano e dalla chiesa parrocchiale. Come la chiesa di santa Croce dei Cappuccini, costruita nel 1587 nell’area dove nel Medioevo sorgeva la cosidetta “Mirabella”, piccolo fortilizio facente parte del recinto murato della Rocca e successivamente destinato dalla Comunità a Convento dei Cappuccini. Nel 1597 per iniziativa della Confraternita dei Disciplini venne pure riedificata la chiesa di San Pietro, orientata come l’attuale per affacciarsi sulla Piazza centrale del paese.
Anche il XVII secolo (1600) fu caratterizzato da un notevole fervore religioso: sorsero infatti in questo periodo la chiesa della Madonnina della Bergoma, posta a mezza via lungo la strada tra Montechiaro e Carpenedolo (1631); la chiesetta di Santa Giustina a Ro di sotto (1630), dovuta alla generosità di un ricco possidente, Tommaso Breda; la chiesetta di San Bernardino a Ro di sopra (1634), pure dovuta alla iniziativa di un altro possidente, Camillo Zamboni; la chiesa del Suffragio (1659) in Castello, sede della Confraternita dedicata “al suffragio delle anime del Purgatorio”.

Nel frattempo la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Nova, dopo circa 300 anni di utilizzo, durante i quali la popolazione di Montechiaro era sensibilmente cresciuta superando le 5.200 anime, era diventata angusta ed insufficiente. Il 2 gennaio 1693 fece il suo ingresso quale Parroco di Montechiaro il dinamico abate Francesco Fracassino, grazie al quale la Parrocchia da allora potè fregiarsi del titolo di “abazia”. Egli pose subito mano al problema dell’ampliamento della chiesa parrocchiale, investendo del problema la Vicinia, che il 14 giugno 1693, con decisione quasi unanime, deliberò di “edificare il più sontuoso tempio che sia in questo territorio, ad honore d’Iddio, decoro di questa spett. Comunità e a beneficio delle anime nostre”. 
 

 Notizie tratte da: A. Chiarini- "Le trenta chiese di Montichiari" - ed. Grafo - Comune di Montichiari - 2004 e da A. Chiarini-  G.Tortelli "Il Duomo di Montichiari" - 2000 - Grafo Edizioni

 
     
   
 
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