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Dalle origini al XIII secolo
  31 maggio 2010

Dalle origini al XIII secolo

 

La storia della Parrocchia di S. Maria Assunta di Montichiari è strettamente legata alla evangelizzazione del territorio, evangelizzazione che si sviluppò avendo come probabile centro di riferimento la Pieve di San Pancrazio. Le pievi ci collegano infatti alle origini del cristianesimo, che dalla Palestina si diffuse seguendo le vie consolari dell’Impero romano, raggiungendo dapprima le grandi città e successivamente, nei secoli IV e V, il territorio circostante. Infatti, con il crescere delle conversioni, i Vescovi delle città affidarono ai “presbiter” (preti) i convertiti delle campagne, suddividendo il territorio loro affidato secondo le circoscrizioni civili già esistenti, ossia i “pagi”. La popolazione delle campagne era generalmente formata da persone di condizione servile, addette alla coltivazione e alla pastorizia: essa veniva indicata con la parola latina “plebs” (plebe o popolo); questo nome – tradotto poi con il vocabolo “pieve” - passò ad indicare, oltre agli abitanti, anche l’edificio per il culto nelle campagne.
Presiedeva la pieve un “archipresbiter” (arciprete), che con gli altri presbiteri formava il “capitolo”, che gestiva in forma comunitaria la vita ed i beni della Pieve. Egli solo poteva battezzare nella veglia di Pasqua ed il giorno di Pentecoste: la chiesa plebana era perciò caratterizzata, rispetto ad altri luoghi di culto, dalla presenza del battistero (ecclesia baptisimalis).
La Pieve di San Pancrazio, certamente tra le più antiche della Lombardia, nacque probabilmente nel V-VI secolo, mentre l’attuale edificio sorse nel XII, quando essa raggiunse l’apice della sua importanza. Esso fu costruito sulla sommità meridionale del colle di San Pancrazio da dove si dominava il sottostante borgo d’impianto romano, come testimoniano diversi ritrovamenti di frammenti di pavimenti a mosaico. La presenza di un edificio precedente all’attuale sembra testimoniata da diversi elementi architettonici preesistenti inseriti nella attuale struttura romanica, come i peducci e i capitelli a motivi antropomorfi, geometrici e floreali degli archetti pensili dell’abside maggiore, risalenti al VI-VII secolo e probabilmente recuperati da un precedente edificio longobardo; come i capitelli paleocristiani delle prime quattro colonne della navata centrale; come il frammento d’ambone d’epoca longobarda, ora collocato a decorazione del pulpito.
L’insediamento longobardo di Montichiari si trovava più a sud, ad est e ad ovest del Chiese, come indicano le necropoli ritrovate tra i colli di san Zeno e san Giorgio e nelle zone di Montechiaresa, Breda dei Morti e Bredazzane. Poiché negli scavi archeologici effettuati intorno alla pieve non furono trovate tracce del battistero, è stata formulata da alcuni l’ipotesi che la primitiva chiesa battesimale paleocristiana di Montichiari fosse collocata altrove, forse dove oggi si eleva il duomo di Montichiari. L’importanza raggiunta della chiesa plebana di san Pancrazio nel XII secolo è testimoniata dalle bolle dei vescovi di Brescia e dei Papi Innocenzo II (1140), Alessandro III (1177), Lucio III (1185) e Urbano III (1187), che riconoscevano o confermavano alla Pieve di S. Pancrazio il possesso di numerosi beni ed il diritto a riscuotere un terzo delle decime dei raccolti di tutto il territorio su cui aveva giurisdizione, che comprendeva , oltre a Montichiari, gli attuali territori di Carpendolo, Acquafredda, Visano, Mezzane, Calvisano, Formignano di Ghedi.

Coeve alla Pieve di San Pancrazio erano nel frattempo sorte diverse piccole chiese urbane e campestri, che troviamo citate nelle Bolle papali od in altri documenti del secolo XII: nel territorio di Montichiari vi erano Santa Maria Antiqua (nei pressi dell’Hospitale), San Tommaso in Rocca (nel recinto murato del Castello), San Giorgio, San Zeno e Santa Margherita (sui colli omonimi), Santa Cristina (nella Campagna di sera), San Giovanni Battista presso il Castelletto in territorio di Vighizzolo.
Di queste, Santa Maria Antiqua, Santa Cristina e San Giovanni erano di patronato o di proprietà della Pieve; la chiesa di S. Giorgio apparteneva invece ai Canonici Regolari, che vivevano secondo la Regola di sant’ Agostino in un monastero posto ai piedi del colle, come ci conferma la Bolla di papa Celestino III del 1194; delle altre chiese non si hanno notizie documentate sulla origine o sulla primitiva appartenenza.

A partire dal secolo XIII (1200) , essendo la popolazione cresciuta di numero anche nei nuclei periferici – i “vici” - fu necessario assicurarle un’assistenza più immediata e riconoscerle autonomia dalla chiesa madre di San Pancrazio: dalla Pieve si staccarono progressivamente le parrocchie di Carpendolo, Acquafredda, Calvisano, Mezzane e Ghedi.
In segno dell’antica appartenenza, i loro presbiteri erano però tenuti a recarsi il Sabato Santo alla Pieve per partecipare, in segno d’unità, alla benedizione del fonte battesimale e ricevere dall’arciprete plebano gli Olii santi, consacrati dal Vescovo in Cattedrale il Giovedì santo.
Fu probabilmente all’inizio del 1200, anche se mancano documenti certi, che a nord della Rocca e del Borgo murato (Castello) sorse la prima chiesa di San Pietro, di patronato della Comunità e disposta - diversamente dall’attuale - con l’ingresso a sera e l’altare a mattina: il paese infatti, a partire dal nucleo originario di Borgo di sotto, si andava estendendo verso nord, adagiandosi lungo l’antico terrazzamento creato dalle esondazioni del Chiese ed è quindi intuibile la costruzione, da parte della Comunità, di una chiesetta a beneficio degli abitanti del nuovo “Borgo di sopra”.
 

 Notizie tratte da: A. Chiarini- "Le trenta chiese di Montichiari" - ed. Grafo - Comune di Montichiari - 2004 e dalla "Guida alla Pieve di San Pancrazio" 
 

 
     
   
 
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