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Con il profumo dell'incenso

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Gloria perchč
 

Gloria perchč

 

GLORIA: PERCHÉ?



3 luglio 1949: ero un ragazzo
che veniva dai campi, cresciuto
negli spazi aridi della brughiera.

All’alba, da solo e a piedi,
mi sono messo in strada
per venire ad accogliere il Parroco.

In me custodivo un desiderio.
Volevo confidarlo fin da subito
a chi sarebbe stato la mia guida.

Ho atteso Mons Francesco Rossi
per il viale delle “castagne amare”
tra la folla stipata ai bordi.

L’ ho visto passare solenne,
ritto sulla macchina scoperta
preceduta da un corteo di moto.

L’ho raggiunto in Duomo;
ho seguito con mente e cuore
la sua Messa Pontificale.

Mi sembrava troppo elevato.
Poi il sorriso e il benedire suoi
me l’ hanno svelato “padre”.

Mi ha stupito e folgorato
quando a tutta voce ha intonato
il «Gloria in excelsis Deo».

Stando giù dal presbiterio,
ho desiderato accostami a lui
per parlargli in segreto.

Mi è passato proprio vicino,
avvolto nei suoi paramenti,
ma tra preti e chierichetti.

Solo la mattina dopo
sono riuscito a incontralo:
mi accompagnava la mamma.

L’ho salutato e con poche parole
gli ho confidato il mio sogno:
volevo entrare in seminario.

Fissandomi con sguardo intenso,
mi ha detto: «Se questo avverrà,
sarà per la gloria del Signore».

Più volte nei discorsi
del Parroco Mons Rossi
ho colto la parola: «Gloria».

Nel volere questo nostro teatro
soleva dire: «Deve essere grande
perché dia grande Gloria a Dio».

In duomo, ai lati della Pala,
per illuminarla ha fatto scendere
una cascata di lampadari:

l’ha chiamata: «Gloria»
e la sua luce aveva
il fascino del paradiso.

Il teatro Gloria è stato luogo
di tanti incontri formativi,
di tanti eventi religiosi;

vi è risuonata la voce di oratori,
vi si è riunita gente del centro,
delle frazioni e di altri paesi.

Qui si sono stati vissuti:
la Missione Popolare
la Settimana Mariana,

il Congresso Eucaristico
l’elevazione del nostro Duomo
a Basilica Minore.

In questi incontri capitava
di cantare tutti a piena voce
il «Gloria in excelsis Deo».

Mons. Francesco Rossi
mi ha sostenuto negli studi,
mi ha ospitato in canonica.

Il 23 giugno 1962
sono stato ordinato sacerdote.
Lui ne ha gioito da padre.

Il giorno dopo, il 24 giugno
ho celebrato solennemente
la prima Messa in Duomo.

Lui nell’omelia con voce forte
mi ha detto: «La tua vita di prete
deve essere una Gloria a Dio»

Alla sera in teatro si è concluso
il trattenimento, cantando ancora
il «Gloria in excelsis Deo».

Oggi il teatro è diventato
«Sala della Comunità»:
nome che è un programma.

Tante voci si alternano
a raccontare la ricca storia
del suo sessantesimo.

Non può mancare a ricordare
la sua origine e la sua finalità
il «Gloria in excelsis Deo».

 

 


Piccolo contributo al suo sessantesimo per capire il nome del nostro Cinema-Teatrro parrocchiale
 

 
     
   
 
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